Protesi anca mini invasiva: dura fino a 30 anni, revisioni in aumento

//Protesi anca mini invasiva: dura fino a 30 anni, revisioni in aumento

Durante il Congresso SIOT, è stato evidenziato uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Bristol. Secondo questo studio statunitense, il 60% delle protesi anca e l’80% delle protesi primarie ginocchio durano effettivamente fino a 25 anni. Un ottimo risultato rispetto al passato.

Ora c’è da fare i conti con gli interventi di revisione, visto che gli impianti protesici effettuati 15-20-25 anni fa sono giunti a fine corsa.

Sono in forte aumento le domande di riprotesizzazione. Negli Stati Uniti, si stima che nel 2030 il numero di revisione dell’anca sarà maggiore del 137% rispetto al 2005, mentre per il ginocchio salirà al 600%.

Concentrandoci sulla protesi dell’anca, abbiamo posto diverse domande al dottor Michele Massaro, specialista in Ortopedia e Traumatologia responsabile dell’Unità di chirurgia protesica mini invasiva nel Gruppo Humanitas di Milano e Bergamo, esperto in chirurgia mini invasiva protesi ginocchio e anca.

Quando è il caso di valutare l’innesto della protesi? Quali sono i vantaggi della chirurgia mini invasiva confermati a distanza di 25 anni? In che consiste l’intervento chirurgico di revisione dell’anca? E’ tecnicamente difficile da eseguire o le percentuali di successo sono confortanti per chi, dopo 25 anni, dovrà sottoporsi all’intervento di riprotesizzazione?

Ringraziamo il dottor Massaro per la sua gentile e preziosa collaborazione.

La protesi anca ideale

La protesi d’anca mini invasiva risulta necessaria non solo per la coxartrosi invalidante (quando la terapia conservativa non funziona più), ma anche in caso di conflitto femoro-acetabolare, artrite reumatoide, necrosi avascolare, osteoporosi, fratture del collo del femore.

E’ composta da 3 elementi:

  • testina in ceramica posta su uno stelo metallico che sostituisce la testa del femore danneggiata;
  • cotile (o coppa metallica) che sostituisce la cartilagine usurata composto, generalmente, da una lega di titanio;
  • inserto in ceramica (o in polietilene) che funziona da superficie di scorrimento, da inserire tra testina e cotile.

Questo tipo di protesi viene realizzata con l’utilizzo di materiali evoluti, molto resistenti e biocompatibili: titanio, ceramica, polietilene con vitamina E, tantalio. Non si corre il rischio di rigetto perché i materiali usati sono inerti.

La sua durata non dipende solo dai materiali utilizzati ma anche dalla precisione con cui viene disegnata e personalizzata, dall’abilità con cui il chirurgo specialista la posiziona durante l’intervento.

Un intervento di successo è basato essenzialmente sulla creazione di una superficie artificiale portante il più possibile stabile, fissata saldamente all’osso ed a basso attrito all’interno dell’articolazione.

Protesi cementata o non cementata? Gli studi dimostrano che i tassi di successo sono comparabili per entrambe, anche in caso di sostituzione o revisione.

Si stima che, in Italia, vengano impiantate ogni anno 75 mila protesi d’anca all’anno.

La protesi anca mini invasiva risolve la coxartrosi con successo e a lungo termine nel 90-95% dei casi.

La rivoluzionaria chirurgia mini invasiva

La chirurgia mini invasiva ha rivoluzionato quella tradizionale per tutta una serie di vantaggi.

E’ più rapida, meno traumatica, più sicura. In sostanza, grazie alle dimensioni ridotte della protesi ed alla tecnica chirurgica avanzata, tutto si riduce: incisione (margine di 8 cm), dolore, gonfiore, tempi di intervento, riabilitazione e recupero, somministrazione di antidolorifici, rischi di infezione e lussazione post-operatori, attrito tra acetabolo e testa femorale.

Cartilagine e osso danneggiati vengono rimossi e sostituiti con una protesi ad ancoraggio biologico più piccola e resistente di quella tradizionale. Le parti sane (muscoli, massa ossea, cartilagine) vengono risparmiate, semplicemente divaricate, non sezionate. Gran parte del collo femorale e le strutture periarticolari vengono preservati insieme a nervi e vari.

Con il protocollo Fast Track si dimezzano i tempi di ospedalizzazione (3 giorni), riabilitazione (7-10 giorni) e recupero (2-4 settimane dall’intervento). Nelle prime ore successive all’intervento o il giorno seguente, l’articolazione viene mobilizzata (mobilizzazione passiva e attiva) per riattivare subito la muscolatura e ridurre il dolore.

Il paziente potrà riprendere le normali attività quotidiane dopo 2-4 settimane dall’intervento, mentre la guarigione completa avverrà nell’arco di 3-6 mesi. Dopo l’intervento, le sue condizioni dovranno essere monitorate attraverso un controllo ogni 2-3 anni.

Durata della protesi ed eventuale revisione

La protesi anca mini invasiva ha il doppio scopo di ridurre drasticamente il dolore e migliorare notevolmente la funzionalità articolare compromessa dalla coxartrosi.

L’impianto protesico, se ben eseguito, non sarà più da sostituire.

Alcune componenti della protesi (per esempio, la testina del femore e l’inserto del cotile in polietilene), col passare degli anni, si usurano, quindi andranno sostituite.

Il sovrappeso, un’attività intensa ed eccessiva possono accelerare il processo di usura e richiedere un intervento di sostituzione delle parti consumate.

In certi casi, quando la protesi viene ‘trattata bene’, può durare anche 30 anni.

Tutto dipende dalla qualità dei materiali, dall’abilità ed esperienza del chirurgo specialista e dalle accortezze che il paziente operato dovrà considerare e seguire. Dopo l’intervento, attività come corsa, jogging e sport ad alto impatto sono sconsigliati. Le attività fisiche raccomandate sono passeggiate, nuoto, golf, trekking, mountain bike ed altri sport a basso impatto.

La durata della protesi all’anca dipende anche dal paziente, da una buona densità dell’osso nonché dalla sua volontà di attenersi a certi consigli ed accorgimenti durante le attività svolte.
La revisione non riguarda soltanto la riprotesizzazione dopo la normale durata di una protesi mini invasiva in caso di intervento ben riuscito. Potrebbe essere necessaria anche a seguito di eventuali (seppur rare) complicanze, comuni a tutti i tipi di intervento: infezioni, lussazione, mobilizzazione della protesi, differente lunghezza delle gambe.
La differente lunghezza delle gambe è un’eventualità che il dottor Massaro Michele intende escludere in quanto è uno degli specialisti che applica la tecnica del Femur First.

Cos’è la tecnica Femur First

La tecnica di navigazione Femur First (ndr: il femore, innanzitutto) consente al super specialista di progettare la protesi anca su misura del paziente.

Questa tecnica viene eseguita da chirurghi altamente specializzati in chirurgia mini invasiva.

Permette di calcolare al millimetro la lunghezza finale dell’arto, di progettare una protesi personalizzata.

Il chirurgo potrà lavorare con la massima precisione ed accuratezza lavorando prima sul femore, poi sull’acetabolo.

Le componenti protesiche vengono orientate al meglio per:

  • ridurre al massimo il rischio di usura e lussazione della protesi;
  • renderla più anatomica;
  • ottenere due gambe uguali in termini di lunghezza.

Protesi d’anca bilaterale simultanea

In caso di coxartrosi bilaterale, che interessa entrambe le anche, grazie alla chirurgia mini invasiva è possibile impiantare una protesi d’anca bilaterale simultanea con un solo intervento.

Vengono innestate contemporaneamente le due protesi iniziando dall’articolazione maggiormente compromessa dall’artrosi.

In tal modo, si riducono ancora di più i tempi di intervento, degenza, riabilitazione e recupero, le complicanze, lo stress.

I candidati ideali a questo tipo di intervento hanno un’età compresa tra i 50 ed i 55 anni, sono in buone condizioni cliniche e di salute (specie di tipo cardiologico), con alti livelli di emoglobina ed ematocrito.

La protesi anca bilaterale simultanea permette di pianificare la lunghezza dei due arti in maniera ancora più precisa per evitare al paziente scompensi posturali.

2020-01-09T11:45:31+00:00